Deve esserci un punto preciso nella crescita dell’ individuo in cui si smette di gioire di quello che si ha a disposizione (la tetta della mamma o in alternativa l’angolino del lenzuolo da mordicchiare, un peluche bruttarello, ma simpatico, o una semplice palla) e si comincia a spostare in avanti il momento della felicità, in un futuro più o meno prossimo.
Ci deve essere qualche retaggio culturale in Occidente che ci fa associare la felicità al raggiungimento di grandi obiettivi legati alle varie fasi della vita (la vittoria di una gara sportiva, la laurea, una promozione sul lavoro, il matrimonio, la nascita di un figlio, etc.) a discapito delle piccole gioie quotidiane che, proprio in quanto a portata di mano ogni giorno, sono forse più preziose.

Far dipendere la nostra gioia da quello che accadrà un domani ci pone in una condizione di perenne attesa e ci impedisce di godere del momento presente, che è l’unico tempo reale. Quanto è più importante allora, dare valore all’istante che stiamo vivendo, proprio qui, proprio ora, e riempirlo di senso, consapevolezza e gioia con piccoli gesti (come un sorriso), poche parole (come un ‘grazie’), semplici simboli di amore e vita (come un fiore)?
Il mio desiderio di felicità oggi (e l’augurio che vi faccio) non è di raggiungere alcun ambizioso traguardo in futuro, ma di avere sempre in casa fiori freschi da ammirare con stupore, il cuore pieno di gratitudine per ogni istante di vita ricevuto e il viso illuminato da un sorriso sincero.

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